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è uscito il dvd "Onda Libera" PDF Print E-mail
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onda_liberaSabato 21 novembre 2009 è stato presentato il libro-documentario "Onda Libera" Ed. Giunti Progetti Educativi - Gruppo Abele.
 
Il racconto della prima carovana musicale sui terreni confiscati di tutta Italia che ha visto protagonisti lo storico gruppo italiano dei Modena City Ramblers insieme ai ragazzi di Libera. Dopo aver portato nella scorsa primavera la loro musica nei luoghi dell'Italia che combatte contro le mafie, Libera e il gruppo modenese vogliono condividere l'eredità lasciata da quest'onda libertà. Un diario di bordo e un documentario nei quali si intrecciano le note e le immagini della carovana con le storie dei tanti compagni di viaggio incontrati per strada.
 
 Luigi Ciotti, Nando Dalla Chiesa, Antonella Mascali, Dario Fo, Marco Paolini, Roberto Morrione, i famigliari di vittime della mafia e i ragazzi che ogni giorno lavorano sui terreni confiscati alle mafie.
 
Il libro più dvd viene venduto a 10€ e il ricavato della vendita andrà a finanziare la nascita di una nuova cooperativa sociale in Sicilia, nei comuni di Lentini, Ramacca e Belpasso (tra Siracusa e Catania), che sarà dedicata al sacrificio del commissario Beppe Montana.
 
Il libro è in vendita attraverso la distribuzione Giunti (http://www.giuntistore.it/customer/product.php?productid=12773&cat=96) e presso tutte le Botteghe dei Saperi e dei Sapori della Legalità di Libera (oggi a Roma, Napoli, Torino, Pisa, Bologna, Mesagne, Palermo).
 
Per informazioni: Ufficio stampa "Onda Libera" - Simone Bauducco This e-mail address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it


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onda

Il nuovo disco è l’undicesimo capitolo discografico dell’ormai quasi ventennale storia della band emiliana. Si compone di dodici canzoni, scritte, arrangiate e prodotte dagli stessi Ramblers, che, per le registrazioni, effettuate presso la consueta “base” dello studio Esagono di Rubiera (RE), fanno quasi tutto da soli, avvalendosi della collaborazione alle fisarmoniche e tastiere di Leonardo Sgavetti (in tour con la band dall’anno precedente) e di pochi altri contributi esterni.

Già dal titolo si evince un chiaro richiamo a quello che è il tema dominante del lavoro: il concetto di libertà, interpretato a seconda delle canzoni nelle sue declinazioni più individuali o collettive. Mai come in questi tempi questa parola echeggia e rimbalza sulle bocche di tutti, svilita, strumentalizzata, svuotata di valore intrinseco nel suo essere piegata all’uso e consumo della
propagandamediatica, politica e militare. I Ramblers si confrontano con questo concetto e scendono in profondità, tra le piccole grandi schiavitù e i guizzi di libertà che animano e
condizionano i sentimenti, gli affetti, le idee e i sogni di noi tutti e le utopie, le conquiste, i valori ma anche le mistificazioni e i pesanti condizionamenti che, come società, viviamo e
accettiamo o subiamo.

Il disco alterna momenti di grande carica a dolci ballate, ritmi reggae e tzigani, valzer e sei ottavi tra Irlanda e meridione d’Italia, con sonorità che sono ormai classiche della musica targata MCR. È soprattutto la componente legata ai suoni della tradizione italiana, specie tarantella e tammurriata, a risultare in questo nuovo lavoro particolarmente evidente, caratterizzando il
disco come quello più carico di riferimenti al nostro patrimonio di musica
popolare.

L’uso del dialetto emiliano, da sempre una delle soluzioni espressive della band, si affianca poi nella title track a quello partenopeo, con una unione di lingue ed accenti che ribadisce come per la band, nelle differenze e nella varietà espressiva, si possano trovare le occasioni per accostare culture e abbattere confini, più che dividere.

Le voci di Betty e Dudu si alternano nelle varie tracce, assieme ad alcuni episodi di natura più corale, interpretando testi talvolta diretti e immediati, altre volte poetici e metaforici, che si vanno sempre ad inserire nell’alveo della tradizionale scrittura militante e sognatrice dei
MCR.

Per la prima volta i Ramblers si assumono in toto anche la realizzazione della componente grafica del cd, sulla cui copertina compaiono, tra le righe di una bandiera che rimanda per foggia e cromatismi a quella di molte nazioni americane a cominciare dagli USA, ma che non è nessuna di esse, i primi articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, di cui si è appena
celebrato il sessantesimo anniversario.

  • Onda libera: una dichiarazione d’intenti per unavisione veramente “libera” del nostro futuro e del nostro impegno, per la qualità delle scelte che ci coinvolgono come cittadini e individui. L’ onda è partita dalle scuole, non possiamo che guardare ai giovani studenti per immaginare e auspicare un cambiamento nella nostra società e nei suoi tanti falsi “valori di libertà”.
  • Libera terra: la dedica alla grande esperienza rivoluzionaria di “libertà nella legalità” dell’associazione Libera fondata da Don Ciotti.
  • Valzer chiuso in soffitta: un giro di valzer per un mondo ormai datato, che è fatto di ricordi, abitudini, parole, ideali, finanche oggetti, che “suonano” e appaiono vecchi, ma che sono espressione di una cultura più profonda, e perciò immensamente “più libera” di quella effimera,sradicata e omologata che ci viene propinata come “il moderno”.
  • Il naufragio del Lusitalia: una metafora dell’attuale situazione del cosiddetto “Popolo della sinistra”. Illuso per anni di aver raggiunto chissà quali conquiste sociali e civili. Mai così schiavo degli eventi. Davvero libero di immaginare ancora una rotta tra i marosi della politica?
  • Figli del vento: una canzone dedicata al popolo Rom, legato ad un unica bandiera, quella chiamata libertà. Senza esercito né patria, ma eternamente costretto arecitare il ruolo di “chi fa paura”.
  • Il mulino e il tuo giardino: poeticamente si confronta col tema dell’amore come relazione di coppia, saldo legame che per sopravvivere alle “bufere della vita” mai deve trasformarsi in prigione.
  • Di corsa: dedicata ai tanti che fuggono dalla guerra e dalla sua spirale di odio, violenza e follia. Con l’augurio che un giorno la loro corsa per la libertà possa diventare cammino per costruirsi una vita degna di essere chiamata “libera”. Partecipa alla canzone Emad Shuman, cantante degli aretini Kabìla.
  • Prigioniero di chi?: la condizione di prigionìa, dolorosa e umiliante nella sua perdita di dignità, che si tratti di una reale condizione fisica o di una schiavitù dell’animo o della psiche. La canzone muove i suoi passi dal ricordo della detenzione di Aldo Moro nel covo delle BR.
  • C’è tanto ancora: c’è da lottare e da impegnarsi, col braccio e con la mente, per costruire ogni giorno le nostre “libertà” d’individui e cittadini.E per coltivarle e difenderle.
  • Libera mente: tra Giamaica, Irlanda e il West per uno slogan da mandare, per l’appunto, a mente: usiamo il cervello, solo così sfuggiremo alla propaganda e al pensiero unico che ci controlla e condiziona.
  • La ballata della Dama Bianca: tammurriata sul tema della più crudele guerra mai dichiarata, che ci rende tutti meno liberi, imponendo ogni giorno il suo fardello di vittime. È la morte sul lavoro.
  • L’uomo nell’alto castello: libertà e potere. Solitudine e follia. Su ritmi ipnotici e quasi tangati si consuma la metafora di chi è stato Grande Burattinaio ma oggi è solo un vecchio allucinato. Ne è proprio valsa la pena?


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